Cara mamma, il più bel regalo è prenderti cura di te.

Maggio è il mese della Mamma e per lei, così centrale nella vita di tutti, abbiamo fatto qualche domanda ai nostri specialisti:
Dottoressa Alessandra Guerra
Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio
Dottor Paolo Maniglio
Specialista in Ginecologia e Ostetricia

E’ utile studiare la TIROIDE e a che età è bene iniziare a farlo?

Le patologie tiroidee possono coinvolgere soggetti di sesso femminile e maschile a qualsiasi età, ma sono più frequenti nelle donne dopo i 60 anni. 

E’ inoltre indicato indagare la tiroide in questi soggetti:
con familiari affetti da malattie tiroidee (per la maggior parte delle malattie tiroidee esiste infatti una predisposizione familiare e per alcune una vera e propria ereditarietà).
coloro che sono stati esposti a radiazioni ionizzanti della regione testa-collo (ad esempio soggetti sottoposti a radioterapia per carcinomi del distretto otorinolaringoiatrico o per malattie ematologiche, quali linfomi).
persone affette da malattie autoimmuni (in particolare diabete mellito tipo 1, celiachia, gastrite cronica autoimmune, la vitiligine, l’artrite reumatoide, la polimialgia reumatica, la malattia di Sjögren, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, la sarcoidosi).

Perché e come influisce?

Lo studio consente una diagnosi precoce delle malattie che possono influenzarne la funzione (quali iper o ipotiroidismo) o la struttura (quali gozzo, infiammazione, noduli benigni o maligni) consentendo di intervenire prima che il paziente presenti segni o sintomi della malattia conclamata ed eventuali sue complicanze.

Queste indagini che risposte ci danno?

Le indagini di laboratorio, radiologiche e di medicina nucleare di cui oggi disponiamo per studiare la tiroide, ci dicono se la ghiandola funziona bene (se produce quindi una quantità adeguata di ormoni), se ha una dimensione normale, se è infiammata e soprattutto se presenta noduli.
In quest’ultimo caso ci permettono anche di valutare il rischio di malignità e quindi di decidere quando è il caso di procedere con indagini più invasive quali l’ago aspirato tiroideo per identificare con certezza la natura delle lesioni.

Quali sono invece gli esami GINECOLOGICI da effettuare per valutare lo stato di salute della donna?

Gli esami  ginecologici sono molto importanti per la valutazione della salute della donna e possono variare a seconda delle varie fasi della vita femminile. Già in fase adolescenziale il ginecologo ha un ruolo fondamentale nella: diagnosi precoce di anomalie dello sviluppo, terapia delle irregolarità mestruali, prevenzione delle patologie genitali.

A quale età è importante iniziare a sottoporsi ai controlli? E fino a quale età?

Quando si iniziano ad avere rapporti sessuali dovrebbero essere effettuati  i seguenti esami di controllo:
– pap test
– visita ginecologica
– visita senologica ed ecografia pelvica con cadenza annuale per evidenziare eventuali alterazioni o patologie da trattare.

Ha dei consigli specifici per le nostre mamme? 

Dopo la menopausa possono essere aggiunti esami più specifici: la MOC ed un check-up cardiologico, in relazione alle alterazioni ormonali e metaboliche che avvengono i questo periodo. La frequenza dei controlli rimane annuale in relazione alla diagnosi precoce di eventuali lesioni e/o neoformazioni. Sicuramente la ricomparsa di perdite ematiche genitale deve essere un campanello di allarme per  indagini più approfondite.