Dott. Rinaldo Paolino, Specialista in Otorinolaringoiatria

La vertigine viene definita come la falsa sensazione di movimento dell’ambiente che ci circonda rispetto al nostro corpo (vertigine oggettiva) o viceversa del nostro corpo rispetto all’ambiente circostante (vertigine soggettiva). L’equilibrio, per certi versi, può essere paragonato al “sesto senso dell’uomo”.

L’organo dell’equilibrio è costituito dai labirinti (orecchio interno) e da un sistema complesso rappresentato da diverse strutture quali sensori visivi e propriocettivi che a loro volta si integrano a vari livelli nel midollo spinale, nel cervelletto e nella corteccia cerebrale fornendo in questo modo sia un corretto orientamento spazio-temporale sia una corretta postura statica e dinamica. Alterazioni di una qualsiasi parte di questo complesso possono determinare una moltitudine di quadri clinici caratterizzati da una sintomatologia vertiginosa diversa a seconda della sede della eventuale patologia.

Quali sono i sintomi più comuni?

La vertigine può essere acuta, cronica, ricorrente, periodica e i sintomi più comuni sono nausea, vomito, tachicardia, senso di ovattamento auricolare, cefalea, difficoltà alla coordinazione dei movimenti, sensazione di sbandamento, instabilità.

Le patologie vestibolari in genere sono suddivise in base alle caratteristiche di insorgenza della sintomatologia e della loro evoluzione. Distinguiamo vertigini ad insorgenza acuta con episodio singolo, come la neuronite virale, la labirintite otogena, l’ictus labirintico, ed i traumi cranici con frattura della rocca petrosa, e patologie con crisi ricorrenti, come la sindrome di Menière e soprattutto le vertigini parossistiche posizionali da labirintolitiasi.

Cosa sono le vertigini parossistiche posizionali?

Queste ultime rappresentano la sindrome vertiginosa periferica di più frequente manifestazione: è caratterizzata da crisi di vertigini oggettive intense, spesso associate a manifestazioni neurovegetative quali nausea e vomito, che si manifesta a seguito di particolari movimenti del capo.
La crisi ha un esordio brusco, improvviso della durata che varia da pochi secondi ad un minuto circa ed in genere si esaurisce così come è cominciata lasciando un malessere generale che si esaurisce anch’esso in breve tempo, ma che si ripresenta allorche’ il paziente torna ad eseguire quel determinato movimento.
Spesso questo tipo di patologia può andare in regressione spontanea ma esistono oggi una serie di terapie fisiche (manovre liberatorie) effettuate dallo specialista in otorinolaringoiatria che consentono in maniera veloce di eliminare e/o ridurre i fastidi legati a questa patologia.

Come individuare la miglior terapia?

La scelta della terapia per curare la vertigine, ad ogni modo, dipende dalla identificazione della causa che l’ha scatenata.
Fondamentale risulta per questo motivo la raccolta anamnestica (spesso il racconto dettagliato del paziente risulta determinante nella formulazione della diagnosi) e l’interpretazione dei segni clinici rilevabili mediante manovre semiologiche.
Spesso, data la complessita’ di alcune patologie, occorrono esami clinici e strumentali quali l’ecocolordoppler dei tronchi sovraaortici e la diagnostica per immagini ed in alcuni casi è necessario coinvolgere specialisti di altre discipline.

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